METAPOLITICA

NEL SEGNO DEL SOLE.

La vita di san Tommaso narrata dal Padre Centi

 

 “Ditemi, Padre: Chi è Dio?” chiese Tommaso, fanciullo di sei anni, al maestro preposto alla sua educazione nel monastero di Montecassino, alla cui comunità la famiglia lo aveva affidato per i primi studi. La risposta a quella domanda sarà lo scopo di tutta
la sua vita.
Il Padre Tito Centi, domenicano, è forse, in Italia, il più accreditato interprete dell’opera di san Tommaso. Ha curato la monumentale traduzione italiana della Somma teologica in trentacinque volumi. Ha tradotto la Somma contro i Gentili e molte altre opere minori dell’Aquinate. Avrebbe avuto tutte le cognizioni per stendere un trattato storico e critico sulla vita e il pensiero di san Tommaso; ha invece voluto scrivere una svelta biografia da dilettante.
Dilettante, recita il Tommaseo, è colui che “esercita un’arte bella…per suo
e altrui diletto”. Ne è sortito un libro - conciso, di gradevole lettura, dove storia, aneddoti e dottrina sono illustrati con una prosa sobria ed elegante - nel corso delle cui pagine seguiamo passo dopo passo la vita del grande Domenicano: gli anni cassinesi e il    contrastato ingresso fra le file dei Predicatori; i soggiorni a Parigi e a Colonia alla scuola di Alberto Magno; il magistero esercitato alla Sorbona e quindi a Napoli; la nuova esperienza parigina e il definitivo ritorno in Italia ; l’incompiuto viaggio alla volta di Lione, per il Concilio, e la dipartita fra le mura ospitali della cistercense abbazia di Fossanova.Una vita di studio,di battaglia, di grande fatica per i lunghi, difficili viaggi, che si svolge nei pochi anni che intercorrono dal 1225 al 1274.
Una vita tutta spesa per rispondere alla domanda che , bambino, aveva rivolto al maestro:
Chi è Dio? E la risposta è cercata con la forza del pensiero e con un grande trasporto di amore  verso l’oggetto della sua ostinata ricerca, giacchè nella speculazione dell’Aquinate il punto di dottrina e la pietà non sono mai disgiunti. Come mai disgiunta è la fede rispetto alla ragione, nel giusto equilibrio fra i due elementi che in direzione verticale l’uno, orizzontale l’altro danno luogo a una spiritualità pensante.
La filosofia tomista porta lo stigma della solidità, dell’adesione forte e fiduciosa all’infinita gamma del creato, al quale dobbiamo guardare con serena certezza. E’ un indirizzo al reale, che si oppone al nichilismo che ravvisa nell’opera di Dio un’illusione da sfatare  con l’annullamento di se stessi, predicato da talune dottrine orientali; ovvero l’atto, da rifiutare e trasmutare, di un demiurgo malvagio, dato per vero dai profeti di un manicheismo secolarizzato. Il creato è buono. E’ l’orma del piede sinistro di Dio, giusta una definizione di scuola francescana .
E’ l’uomo che in forza della libertà ricevuta per il sommo amore del Padre può farne un uso pervertito.
Pensare e pregare, studiare e contemplare. All’antica domanda Tommaso trova la risposta.
Una risposta non solo concettuale, ma anche  vitale, che gli fa ammirare Dio nella sua luce e nella sua grandezza. E lo induce a confidare a fra Reginaldo, il fedele segretario: “ Tutto ciò che ho scritto non mi sembra che paglia, rispetto alle cose che ho visto e che mi sono state rivelate”.

 

 

                                                                                                   Rodolfo Gordini