METAPOLITICA

IL SUDAMERICA COME KATECHON METAPOLITICO

Il termine greco katecon, in spagnolo katechon che si pronuncia katéjon, è il participio presente del verbo katecwk (katécho) che significa: trattenere, arrestare, impedire.
Fu l’apostolo Paolo nella sua seconda lettera ai Tessalonicesi, versetti 6 e 7, ad utilizzare questo termine per la prima volta col significato di ostacolo, impedimento, alla venuta dell’Anticristo.
Venti secoli dopo, il filosofo del diritto e giurista tedesco Carl Schmitt (1888-1985), in diversi suoi scritti recupera l’idea di katechon attribuendole un significato politologico.
Il nostro compito sarà quello di esporre in primo luogo la versione di San Paolo e le sue più significative interpretazioni, poi quella del pensatore di Plettenberg, e infine provare a dare noi stessi una lettura metapolitica dell’idea di katechon.

Dottrina paolina del katechon.
Prima della parusía o seconda venuta di Cristo, devono accadere due cose: la grande apostasia universale e la manifestazione dell’uomo del peccato chiamato da San Giovanni l’Anticristo. Ma San Paolo aggiunge uno schiarimento per definire con maggior precisione tutti questi eventi trasmettendo ai fedeli di Tessalonica la dottrina del katechon. Il testo apocalittico completo è il seguente:
”E vi preghiamo, o fratelli, quanto alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e alla nostra radunata per muovergli contro, di non lasciarvi smuovere dal vostro pensiero, né lasciarvi intimorire né per false ispirazioni né per discorsi né per lettera come venisse da me, quasicchè sia imminente il giorno del Signore. Che niuno v’inganni in nessuna maniera; perché ciò non sarà, se prima non venga l’apostasia e si sia rivelato l’uomo del peccato, il figlio della perdizione, l’avversario che si innalza sopra tutto quello che è chiamato Dio o che è oggetto di venerazione appunto da sedersi egli nel tempio di Dio. Non ricordate che quando ero ancora presso a voi, ve le dicevo queste cose? Adesso sapete ciò che lo trattiene (to katechon), in modo che egli si manifesterà solo al tempo opportuno.
Già è in azione il mistero dell’iniquità; solamente v’è colui che lo trattiene fino a che sia tolto di mezzo (ho katechon). Allora l’iniquo si manifesterà, e il Signore Gesù lo distruggerà col fiato della sua bocca e lo annichilirà con lo splendore di sua venuta. La venuta di costui avrà luogo per opera di Satana, con ogni potenza e segni e prodigi bugiardi, e con tutti gli inganni di giustizia per quelli che periranno per non aver accolto l’amore della verità in maniera da salvarsi. E per questo manderà loro Iddio forza d’inganni sì che credano alla menzogna, onde siano condannati quelli che non hanno creduto alla verità e anzi si son compiaciuti dell’ingiustizia” (2 Tes. 2,1-12).
Il contesto della lettera è il seguente: nella Chiesa di Tessalonica si erano verificati dei disordini a causa della convinzione che la seconda venuta di Cristo fosse imminente. Ciò era dovuto sia ad un’erronea interpretazione della 1ª lettera inviata da S. Paolo a quella chiesa (4,15 e segg.), sia agli inganni di alcuni impostori. Sarà per rimediare a questi disordini che l’Apostolo scriverà la seconda lettera introducendo specificamente nei versetti 6 e 7 la sua dottrina del katechon come complemento alla sua visione apocalittica.
Rileggiamo attentamente il contenuto dei versetti 6 e 7:
”Adesso sapete ciò che lo trattiene (to katechon), in modo che egli si manifesterà solo al tempo opportuno.Già è in azione il mistero dell’iniquità; solamente v’è colui che lo trattiene (ho katechon) fino a che sia tolto di mezzo. Allora l’iniquo si manifesterà, e il Signore Gesù lo distruggerà col fiato della sua bocca e lo annichilirà con lo splendore di sua venuta”.
(Cfr. Vulgata 2,6: et nunc quid detineat scitis ut reveletur in suo tempore; 7: nam mysterium iam operatur iniquitatis tantum ut qui tenet nunc donec de medio fiat; 8: et tunc revelabitur ille iniquus quem Dominus Iesus interficiet spiritu oris sui et destruet inlustratione adventus sui).
Vediamo qui come l’Apostolo ci parla di due tipi di katechon. Nel versetto 6 usa una frase con il pronome neutro to, che traduciamo con lo, e nel versetto 7 utilizza il pronome maschile ho, che traduciamo con il.
Molte ipotesi sono state elaborate nel corso della storia per spiegare il senso di questi versi, a causa dell’uso che San Paolo fa del vocabolo personale ho e di quello impersonali to per riferirsi allo stesso participio sostantivato katechon nel senso di ostacolo o impedimento. Ci sono opinioni per tutti i gusti.
Riepiloghiamo di seguito alcune interpretazioni.
a) Per la maggior parte degli autori latini e per i loro traduttori, il principale impedimento è l’Impero Romano, con le sue leggi e istituzioni. Sant’Agostino e gran parte dei Padri della Chiesa sono di questo avviso.
b) Per il teologo ufficiale della Chiesa, San Tommaso d’Aquino, tredici secoli più tardi, l’impedimento rimane l’Impero Romano che dopo la sua caduta prolunga la propria esistenza nella Chiesa, la Roma eterna essendo unione dell’imperium e del sacerdotium. Quest’idea era espressa nella categoria della romanitas.
c) Secondo i teologi protestanti vissuti dopo il XVII secolo, San Paolo si riferiva a persone e ad accadimenti del suo tempo, pertanto l’impedimento è rappresentato dagli imperatori Caligola, Tito, Nerone, Claudio.
d) Di diversa opinione è il teologo B.B. Warfield il quale suggerisce che
dopo il culmine dell’apostasia giudaica e la persecuzione del cristianesimo da parte di Roma e dei suoi imperatori, “il potere che lo trattiene” è la sopravvivenza dello Stato Ebraico, per cui San Giacomo di Gerusalemme è personificazione del katechon.
e) I teologi, Frame, Best, Grimn e Sinar considerano che la forza dominatrice non è altri che Satana, la cui influenza è già nel mondo come “mistero d’iniquità”.
f) Un’opinione totalmente opposta è quella elaborata da Strobel Trillin il quale afferma che è lo stesso Dio nella persona dello Spirito Santo, la forza che ritarda la parusía che i fedeli dell’epoca avvertivano come imminente.
g) Abbiamo anche l’opinione di un teologo come O. Cullman che si aggiunge a una tradizione molto estesa secondo la quale l’ostacolo che trattiene è la proclamazione del Vangelo a tutte le genti da parte dei missionari cristiani, inclusa la conversione di Israele.
Dopo questo elenco di ipotesi sulla natura del katechon, è quasi temerario fare affermazioni categoriche, ciononostante l’ipotesi di maggiore profondità teologica ci sembra quella secondo la quale è Dio stesso, attraverso lo Spirito Santo, colui che, in ultima istanza, permetterà all’Anticristo di manifestirsi solo dopo che il Vangelo sarà stato predicato a tutte le genti.
Circa quest’ultimo, l’autorevole Döllinger afferma nell’Enciclopedia Cattolica: “la personificazione dell’Anticristo non sarà un demone, come alcuni scrittori antichi credevano; non sarà nemmeno la persona del Diavolo, incarnato nella natura umana di Anticristo. Sarà un essere umano, forse di origine ebraica, se le spiegazioni di Genesi 49,17, e quella dell’omissione di Daniele dal catalogo delle tribù, come si riscontra nell’Apocalisse, sono corrette”.
L’Anticristo che si siederà sul trono di Pietro e compirà dei prodigi è denominato da San Paolo anomos, “il senza legge”, il che ci fornisce l’estro per passare alla teoria di Carl Schmitt.

La teoria schmittiana del katechon.

Il concetto è appena menzionato nelle brevi pagine di Historiographia in nuce: Alexis de Tocqueville, dell’opuscolo Ex Captivitate Salus (1946), sviluppato in seguito per esteso nel voluminoso scritto su Il Nomos della terra (1952) e infine ripreso in Teologia politica II (1970).
La prima osservazione che possiamo fare seguendo l’ordine cronologico di questi scritti è che l’interesse di Schmitt per questo tema risale al dopoguerra.
Per il nostro Autore le categorie della politica moderna non sono altro che le categorie teologiche secolarizzate; su questa teoria poggia tutta la sua teologia politica che ha nel concetto di katechon una delle sue idee cardinali.
E’ un concetto storicamente decisivo che dall’Impero Romano percorre tutto il medioevo cristiano, che per impedire l’avanzata del male si adottò la lingua comune del diritto romano e un sistema di ordine spazio-temporale consistente nella pratica della scienza giuridica europea, lo jus publicum europaeum, del quale Carl Schmitt si considera l’ultimo erede. In tal senso egli stesso si ritiene un katechon, cosa che i suoi interpreti hanno evitato di commentare. Non va dimenticato che Schmitt è contemporaneo di Heidegger, di Marcel, di Jünger, di Le Senne, tutti pensatori che assumono vitalmente i propri postulati filosofici.
Secondo Schmitt, il concetto possiede una pluralità di significati che egli esemplifica rapportandoli a fatti storici. Così menziona come impedimenti o ostacoli:
1) “L’Impero bizantino, che da Costantinopoli reggeva le vestigia romane d’Oriente, era un impero costiero. Disponeva ancora di una potente flotta e possedeva un’arma segreta: il cosiddetto fuoco greco. Malgrado ciò, era ridotto a difendersi. Ma riuscì, in quanto potenza navale, a realizzare qualcosa che l’Impero di Carlo Magno - potenza esclusivamente terrestre - non fu capace di portare a termine: essere un’autentica diga, un katechon, per dirla con voce ellenica, che malgrado la sua debolezza fronteggiò l’Islam e impedì che gli arabi conquistassero tutta l’Italia. In caso contrario quella Penisola sarebbe stata incorporata al mondo islamico, con completo sterminio della sua cultura antica e cristiana, come all’epoca accadde con il Nord dell’Africa” (1).
2) La Chiesa cattolica, “il cui potere politico non risiede nei mezzi economici o militari. La Chiesa possiede il Pathos dell’autorità in tutta la sua purezza. E’ una rappresentazione personale e concreta di una personalità concreta. Inoltre, è portatrice, nella maggiore scala immaginabile, dello spirito giuridico ed è anche la vera erede della giurisprudenza romana. Nella capacità che ha per la Forma giuridica è radicato uno dei suoi segreti sociologici. Ma ha capacità sufficiente per adottare questa o qualunque altra Forma, possedendo la forza della rappresentazione. Rappresenta la civitas umana, rappresenta in ogni momento storico Cristo stesso personalmente” (2) e nella sua capacità rappresentativa è radicato il suo compito di katechon, soprattutto nei confronti dell’era del pensiero economico e della società dei consumi.
3) La Res pubblica Christiana, “che collega il Diritto medievale delle Genti con l’Impero romano. L’elemento essenziale di questo impero cristiano è il fatto che non sia un impero eterno, ma che prenda in considerazione la sua propria fine e la fine dell’Eone presente, e che malgrado ciò sia capace di possedere forza storica. Il concetto decisivo della sua continuità, di grande potere storico, è quello di katechon. Impero significa in questo contesto la forza storica capace di trattenere la comparsa dell’Anticristo e la fine dell’Eone presente, una forza qui tenet, secondo le parole di San Paolo apostolo” (3). Sono indicati anche gli imperatori medievali Ottone il Grande e Federico Barbarossa che con le loro lotte hanno procrastinato la venuta dell’Anticristo. La tal cosa è confermata esplicitamente dall’Autore nella sua conferenza del 11 maggio 1951, tenutasi nell’Ateneo di Madrid e intitolata “L’Unità del mondo”, quando dice: “secoli interi di storia medievale cristiana e della sua idea di Impero si basano sulla convinzione che l’Impero di un principe cristiano ha il suo senso nell’essere precisamente tale katechon. Grandi imperatori medievale come Ottone il Grande e Federico Barbarossa videro l’essenza storica della propria dignità imperiale nella loro funzione di katechon, lottarono contro l’Anticristo e i suoi alleati, e procrastinarono così la fine dei tempi” (4).
Questi importanti esempi della funzione del katechon, ci dimostrano chiaramente come Schmitt, da buon giurista, fondi la sua teoria a partire dal katechon come nomos, come impedimento all’instaurazione del male, inteso da lui come anomia.
Ma da eminente politologo qual era sapeva pure che “dietro ogni grande politica esiste un arcano”; arcano che consiste nella funzione di katechon della grande politica.
Questa è la proposizione metapolitica per eccellenza, prescindendo dalla quale o non considerandola, si può solo politicamente pervenire al “cesarismo”, vale a dire a una forma di potere non cristiano, disgiunto da una corona reale, da un regno e da una missione. Il cesarismo senza missione trovò la sua espressione moderna nel Nazismo, ma secondo Schmitt risale originariamente “all’esclamazione degli ebrei che dinnanzi al Cristo in croce dissero: non abbiamo altro Re che Cesare” (S. Giovanni 19, 15) (5).

Il katechon come idea metapolitica

La metapolitica, come l’abbiamo definita nei nostri scritti (6), è una scienza interdisciplinare che ha per oggetto lo studio delle grandi categorie che condizionano l’azione politica. Presuppone una critica alla cultura dominante in grado di riflettersi sulla vita reale. Vale a dire, non può esistere metapolitica senza politica, il che costringe a non pensare a cose inutili, bensì alla trasformazione della realtà odierna “per soppiantare i governanti e coloro che mantengono la presente condizione”, secondo le parole di Max Scheler (7).
A proposito dell’enigma di San Paolo riguardante il nunc quid detineat (ciò che ora trattiene) e qui teneat nunc (colui cha ora trattiene) noi, seguendo in parte Schmitt nella sua idea di Grossraum, sosteniamo che:  rispetto al processo ideologico di globalizzazione annunciato nel 1991 dal presidente Bush padre, nel senso della costruzione di un one world, un mondo uno, dobbiamo propiziare la realizzazione di grandi spazi autonomi e in modo specifico di uno spazio sudamericano, come katechon alla “prospettiva fondamentalista della globalizzazione secondo la quale questo è l’unico dei mondi possibili” (8), e al suo progetto mondialista di dominazione della Terra sotto un unico governo. Abbiamo detto “un grande spazio” e non uno Stato unico, essendo l’epoca dello Stato-nazione ormai finita, come pure quella dei paesi-continente come Russia, Cina, India o Brasile. Oggi l’azione di uno Stato isolato è irrilevante tanto per il governo mondiale del G8, in quanto potere esecutivo, come per l’FMI, in quanto potere gestionale-finanziario, o come per Davos, in quanto potere deliberativo.
Il senso metapolitico del concetto di katechon lo intravediamo nell’idea di “grande spazio”; ma non di un qualunque “grande spazio”, bensì solo di quello costruito su un arcano. Vale a dire, per la realizzazione di una grande politica. Ciò che è grande nasce grande, dice Heidegger; e un grande spazio sudamericano deve nascere grande iniziando pertanto dall’alleanza di Brasile e Argentina, i due grandi, fino a costituirsi in un rombo che racchiuderebbe l’heartland sudamericano con assi in Buenos Aires-Brasilia-Caracas-Lima, per estendersi successivamente a tutta l’America del Sud. A tal fine, possediamo una lingua franca, il portugnol; una storia comune economica e culturale di espoliazione e colonizzazione culturale; un nemico comune: l’anglosassone, inglesi nel XIX secolo e yanquis nel XX (9); una religione comune: il cristianesimo con le sue contaminazioni eterodosse. Genuine istituzioni politiche comuni, oltre la democrazia liberale, come la figura del “caudillo” e la sua nomina per acclamatio. Una popolazione attuale (2005), di 340 milioni di abitanti. Cinquantamila chilometri di fiumi navigabili sul territorio. Tutto ciò localizzato nello spazio comune di quest’isola continentale di circa 18 milioni di chilometri quadrati; il doppio dell’Europa e il doppio degli Stati Uniti.
Il secondo senso metapolitico del katechon lo rileviamo nel fatto che il Sudamerica forma parte di uno spazio culturale più ampio: l’Iberoamerica; vale a dire le popolazioni che vanno dal Rio Grande fino alla Terra del Fuoco. E questo spazio ha un destino escatologico singolare dato dallo splendore solare della Madonna Bruna di Guadalupe, perchè, come osserva lo studioso Primo Siena: “Confermiamo che è la prima volta, nell’intero corso millenario delle teofanie mariane, che l’immagine di Nostra Signora appare gravida come lo è stata nell’occulto viaggio verso Betlemme narrato dagli Evangelisti, o come risulta nel meraviglioso quadro solare previsto nell’Apocalisse dal discepolo prediletto. Esiste una corrispondenza, dal milleseicento, tra la Madonna guadalupana e la Donna vestita di Sole del testo profetico” (10).
E’ molto probabile che tale sia l’arcano della grande politica che la Nostra America dovrà adottare in quanto nuovo katechon.
Il terzo senso metapolitico del katechon è dato dalla lotta per l’appartenenza a uno spazio territoriale determinato e dalla conservazione dello stesso espressa nella difesa di ciò che Virgilio chiamò genius loci, vale a dire territorio, clima e paesaggio. Oggi il “mistero d’iniquità” è l’idolatria del monoteismo del libero mercato, che genera individualismo e nihilismo sociale; ciò che lo trattiene, quid detineat (to katechon), è la resistenza culturale, etica e spirituale realizzata attualmente all’interno del sistema di globalizzazione neo-liberale, dai valori della tradizione greca, romana, cristiana, che ci permettono in certa misura di mantenere ancora la nostra identità, il nostro ipse, continuando ad essere noi stessi. In questo senso noi dell’America Indoiberica abbiamo un vantaggio in più, come afferma il nostro Poeta creolo per antonomasia:

Se necessitaría Roosevelt, ser Dios mismo,
El Riflero terribile y el fuerte Cazador,
Para poder tenernos in vuestras férreas garras.
Y, pues, contáis con todo; falta una cosa: Dios. (11)

(“Sarebbe necessario Roosevelt, essere Dio stesso, /il Fuciliere terribile e il forte Cacciatore,/per poterci tenere nei vostri ferrei artigli./E dunque avete tutto; manca una sola cosa: Dio”.)

Oggi difficilmente potremmo esprimerci in tal modo; di sicuro non mancherebbe un esemplare della sinistra progressista pronto a tacciare Rubén Darío di fanatismo, nella pretesa di avere Dio dalla sua parte.

La difficoltà consiste nel sapere qui teneat (ho katechon), chi lo ostacola, chi impedisce l’arrivo del male. Noi crediamo, anche se rischiamo di essere accusati di populismo dai saccenti, che siano i popoli con il loro protagonismo ad aver oggi rimpiazzato “colui che trattiene”, come un tempo erano i grandi principi come Federico II o Ottone il Grande. Oggi, essendo tramontata la democrazia formale con la sua falsa rappresentatività, sono i popoli organizzati e in spontanea acclamatio ad essere diventati gli unici in grado di arrestare ed ostacolare l’arrivo dei mali, ovvero l’espropriazione delle proprie ricchezze e l’estraniazione come nazioni.
Stiamo assistendo alla fine di un’epoca, alle esequie della modernità con tutte le sequele che implicano le perdite e le doglianze, ma allo stesso tempo stiamo assistendo alla nascita di nuove forme di organizzazione e di partecipazione. Su queste dobbiamo scommettere, senza temere le definizioni e le categorie demonizzanti dal pensiero corretto. In una parola, rimaniamo noi stessi, il resto ci sarà dato in sovrappiù.
Alberto Buela

1. - Schmitt, Carl: Tierra y Mar, Madrid, Estudios Políticos, 1952, pp. 19/20. -
2. - Schmitt, Carl: Catolicismo y Forma política, Madrid, Tecnos, 2000, p.23
3. - Schmitt, Carl: El Nomos de la tierra, Madrid, Est.Const. , 1979, p.38
4. - Schmitt, Carl: La Unidad del mundo, Madrid, Ateneo, 1951, p.32.-
5. - Schmitt, Carl: El Nomos. , op.cit. p.44.-
6. - Buela, Alberto: Ensayos de disenso, Barcelona, Nueva República, 1999,
p. 93 a 98. -
7. - Scheler, Marx: El hombre en la etapa de la nivelación, en Metafísica de
la libertad, Bs.As. , Nova, 1960, p.189.-
8. - Jaguraribe, Helio: Argentina y Brasil en la globalización, Bs.As. , FCE, 2001, p.39.-
9. - Cagni, Horacio: Escritos de política mundial de Carl Schmitt, Bs.As.,
Heraclés, 1995, p.24.- “ El Grossraum es para Schmitt una idea basada en su invariante amigo-enemigo. La enemistad determina el gran espacio”.
10.- Siena, Primo: La Virgen morena y el destino escatológico americano,
en revista Disenso N° 10, Bs.As. , verano 1997. -
11.- Darío, Rubén: Poema a Roosevelt en Cantos de vida y esperanza(1905)

(Tradotto “liberamente”e senza particolari accorgimenti letterari da Aldo La Fata al fine di agevolare la lettura a quanti avessero difficoltà con lo spagnolo dell’Autore. Il testo nella sua lingua originale si trova in http://www.accionchilena.cl/.).