METAPOLITICA

                                                                                   

LO STERMINIO DELLA BELLEZZA

 

 

“L'arte è la creazione di una magia suggestiva che accoglie insieme l'oggetto e il soggetto.”

Charles Baudelaire

 

"Tutta l'arte è perfettamente inutile."
Oscar Wilde

 

"L'arte: la grande creatrice della possibilità di vivere, la grande seduttrice della vita, il grande stimolante per vivere."
Friedrich Nietzsche

 

 

Il Bello è un valore assoluto ed è un principio primo e come tale sta sopra d’ogni differenziazione umana.Dopo l’Età Classica il Medio Evo e poi  nel Rinascimento attraverso il Barocco e fino ai primi del Novecento, soprattutto l’Italia fu la patria dell’Arte, della Bellezza e del loro insegnamento.
Era in Italia che i colti stranieri venivano a compiere il Gran Tour e a impratichirsi nel genio che produceva i figli spirituali di Masaccio e Pontormo, di Duccio e del Tintoretto, del Cellini e Caravaggio.
L’Italia diede all’Europa il sogno dei Nazareni prima e l’utopia Preraffaellita inglese dopo; il nostro paese istruì il Dürer e i pittori fiamminghi del Quattrocento in un mutuo e ricco scambio.
Allora l’Europa era una realtà attiva e operante anche sotto le insegne dell’Arte e dell’Estetica.
Perché la Bellezza e l’Arte, come specchi dell’Assoluto in Europa hanno garantito benessere e libertà per secoli
Oggi invece le Accademie sono troppo spesso luoghi dove ormai non si insegna più l’arte alla ”maniera degli antichi”.
Dove spesso, con la connivenza di governi a dir poco distratti, ci si dedica alla distruzione sistematica di quei pochi allievi con il dono del talento, ritenuto retaggio di età passate e sepolte
Lo stesso valga per la scuola superiore: Licei Scientifici dove il corso di educazione artistica è dato sovente in mano ad architetti incapaci di applicare una tecnica pittorica o anche di disegnare senza ormai essere aiutati da un computer.Il Brunelleschi e il Sangallo gente simile li avrebbero fatti bastonare dalle loro maestranze.
Gli Istituti d’Arte, che dovrebbero creare fior di artigiani, producono sbandati incapaci, perché incompetente è quasi sempre il docente.
I Licei Classici poi, in modo inspiegabile, dedicano pochissimo tempo all’Arte e alla sua comprensione.
Stiamo perpretrando un costante suicidio culturale e non ce ne rendiamo conto.
L’arte è ormai considerata balocco dei “mercanti” e delle “imprese”, un’ennesima applicazione del “libero mercato”.
Ai mecenati abbiamo sostituito gli imprenditori.
Dall’essere uno strumento di miglioramento fisico e spirituale dell’arte ne è stata fatta una merce qualunque e come tale trattata.
Soggiacciamo all’idiota pensiero che ha consentito in pochi decenni la rovina di una civiltà, con buona pace di tutti i grandi che ci hanno preceduti.
Sono così scomparse le “botteghe”, il vero centro dove nascevano gli artisti formati in una catena ininterrotta di Maestro e allievo, ma del resto una simile sopravvivenza non verrebbe consentita dall’attuale legislazione.
Manca in Italia da quasi cento anni una scuola pittorica che sia realmente degna di tale nome, e noi restiamo a bearci del nostro passato senza saperlo trasformare in un presente e poi ancora in un futuro, quando non a misconoscerlo inseguendo incubi moderni perché appunto “moderni”.
Viviamo come vermi sul cadavere di un titano, produciamo scarti putrescenti là dove creavamo meraviglie.
Il Bello in questo paese lo rifiutano ogni giorno negli arredi urbani, nel design, nell’architettura, nella moda a vantaggio del brutto, dell’utile e dell’”ecologico”.
Da molti anni è stata dichiarata guerra al all’arte come veicolo per far sì che l’uomo possa essere qualcosa di più di una scimmia parlante, ponendo sempre l’incapace nel punto dove farà il maggior danno possibile ed escludendo così chi sa fare.
L’esatto contrario di ciò che facevano Papi, Imperatori e Re; di ciò che facevano i Medici o i Gonzaga e i Borgia.
Noi siamo l’ombra di noi stessi, ci siamo venduti, anzi abbiamo regalato la nostra primogenitura.
Benché l’Italia possegga il novanta per cento del patrimonio mondiale artistico non siamo in grado di utilizzarlo pienamente come principale fonte di sano reddito e motore socialmente etico.
La bellezza è inscindibile dalla giustizia e quindi dall’etica, già per i greci; oggi cerchiamo di distinguere il bene dal male ignorando i comandamenti estetici. Ecco che irrompe il predominio del brutto, del “politicamente corretto”, soppiantando mistero e trascendente. Una base per gli artisti per secoli è stata la Chiesa che ha funto da committente, fino al primo Novecento. Dopo è stato un olocausto.
Assistiamo impotenti al diffondersi di forme “artistiche” devianti, vera e propria pornografia spacciata per “arte contemporanea”, incapacità nella creatività sostituita da onanistica concettualità, assenza di tecnica giustificata come “informale” e così aumentano i vandalismi nelle città e la violenza cresce dove non c’è più bellezza.
L’arte è una delle poche risposte possibili a mali che ci affliggono come la droga, la follia, il desiderio di autodistruzione, le psicopatologie sessuali e quanto altro di brutto ha generato il nostro mondo moderno rivolto al progresso, all’evoluzione verso il futuro.
Nessuna società che si rispetti può fare a meno della bellezza, siamo diventati complici della bruttezza infliggendo violenze alle nostre anime, vogliamo che nelle nostre scuole si insegni l’arte facendo stare gli alunni in ambienti di cartongesso, fòrmica e profilati d’alluminio.
Ed è difficile, anche per il miglior docente, parlare del Bernini o di Van Eyck avendo davanti agli occhi una struttura di cemento armato e controsoffitti in polistirolo.
Ormai scarseggiano le piazze, il vero centro della società nei secoli che furono, dove gli uomini si potevano incontrare nel sogno delle “città ideali” del neoplatonismo ficiniano, sostituite ora dai centri commerciali. Le piazze erano l’orgoglio di qualunque architetto fino al secolo XIX, adesso si ambisce a costruire mostruosi capannoni dove installare quanti più mercanti industriali possibile. Il tutto accuratamente fresco d’estate e accogliente in inverno.
La società globalizzata ha reso la bellezza quasi inaccessibile perché per goderne bisogna pagare, fare una fila e dopo pochi secondi ritornarne privi. L’opera d’arte che prima era condivisa con il popolo ora viene concessa a esso per denaro e per poco tempo. Eppure l’arte non deve escludere, al contrario è fatta per unire, per affratellare le genti, ricchi e poveri, dell’est e dell’ovest.
La bellezza è una qualità superumana che resta ormai nascosta, si allontana sempre più e quindi adesso si deve andarne in cerca come del Sacro Graal.
E come il Graal è in grado di salvarci dalla morte, se non da quella corporale, almeno da quella dell’anima, più di quanto possa fare la scienza materialista o il moralismo delle ideologie politiche.
Perché è il brutto a essere immorale, lo sono le “arti contemporanee” che rifiutano i canoni estetici e le antiche guide, alle sculture si sono sostituite le “installazioni” che si esauriscono con la chiusura delle biennali di vario titolo.
L’arte è fatta per durare nel tempo, anche quando è effimera, ora si crea per distruggere, invece che fare il contrario.
Il paesaggio attuale è devastato da architetture piatte e votate esclusivamente all’utile; gli oggetti, gli arredi e i loro complementi seguono la filosofia dell’Ikea, l’arte è cibo per pochi, gli altri mangino non già più brioches ma hamburger a tempo.
I sociologi televisivi hanno definito la nostra la “società dell’immagine”. Niente di più falso e fuorviante in realtà, un altro abile stratagemma del marketing per farci credere al Babbo Natale rosso della Coca Cola e non a San Nicola Vescovo vestito d’oro e d’azzurro.
In verità noi non abbiamo più un’immagine, ma siamo subissati di pseudoimmagini predisposte a invogliare esclusivamente consumi e inutili necessità.
Noi “moderni” costruiamo falsi miti che sono destinati a estinguersi, sostituiti da altri dopo breve periodo. E’ un Kali Yuga spinto al massimo dove rotoliamo ridendo verso la distruzione perché crediamo di essere su una giostra del luna park.
Invece di difendere con forza le nostre tradizioni artistiche le barattiamo con altre che non ci appartengono, importiamo i block e i tags dalle periferie degradate delle città americane e li vogliamo far passare per arte nelle nostre, quando non è altro che vandalismo gratuito e aggiunto.
Il marchio si impone su tutto. Non conta la fattura dell’abito ma il logo gigante che su di esso campeggia. Siamo come mandrie di ruminanti, marchiati dai loro padroni.
Una delle prime operazioni che compie qualunque regime politico è la forsennata distruzione dell’arte che lo ha preceduto per instaurare al suo posto la propria “visione unica” della bellezza.
L’originalità che la bellezza contiene in sé e persegue con cautela e sapienza, è stata svenduta per l’essere tutti uguali, apparente liberi e ipocritamente fraterni. Sotto la lama della ghigliottina moderna cadono le teste di chi non si è mai allineato.
Per dare un esempio virtuoso a noi attuale è grazie al mecenatismo del tedesco Reinhold Würth se si è riusciti a recuperare il Cristo Pantocratore dell’abside della Cappella Palatina di Palermo ed egli stesso dice: “E’giusto così, l’arte è universale, appartiene a tutti”.
Un’ identità artistica è fondamentale per una reale, effettiva e efficace identità europea.
Presto ci sarà un terreno di scontro per il possesso e il mantenimento di alcune opere d’arte, non soltanto come già avvenuto tra Stati Uniti e Italia ma anche con i paesi extraeuropei massimamente medio orientali.Il nuovo Louvre sarà a Dubai
Intanto da noi si assiste impotenti alla folle spesa stanziata per una altrettanto folle copertura come quella voluta sull’ Ara Pacis a Roma.O alla “restituzione” della stele di Axum
E’ dunque erroneo pensare che l'arte e la filosofia, l’Estetica e l’Etica,  ossia la bellezza e la verità, possano essere in qualche modo separate.Così come una cattiva filosofia non potrà mai condurre a una buona, bella e vera espressione artistica proprio perché un’assenza di etica non può fornire struttura portante a un’estetica. Né del resto si darebbe il contrario laddove l’estetica priva di contenuto spirituale diventerebbe mera apparenza.Pertanto più grave sarà la menzogna e dunque il “brutto” spacciato per arte, peggiore sarà la sua resa artistica tanto dal lato morale, quanto da quello stilistico.
Ogni opera d'arte è anche la rappresentazione di una visione del creato. perciò una visione falsa delle cose produce soltanto una nuova menzogna a volte ben celata dal verbalismo dei critici e dei mercanti.
Per Tommaso d’Aquino l’arte è “connessa con la conoscenza” e separata da questa non ha valore
Ogni abilità creativa deve essere finalizzata al “buon uso” e “confacente alla condizione”, e per quanto gli usi ai quali si applichi siano nobili o umili, mai cessa di essere arte.
Il fine da conseguire era ed è la perfezione oltrechè la bellezza, esistendo soltanto una retorica e una dottrina del bello, dato che la bellezza era considerata come il potere di attrazione esercitato dalla perfezione assoluta, dipendente dalle proprietà, dall’ordine e dall’armonia delle parti, e insieme dalla chiarezza e dalla luce che San Bonkaventura definisce come “la luce dell’arte”.
“Il fine dell’arte è il benessere dell’uomo” dice Aristotile, non distante da Spinoza che vuole essere bene per l’uomo ciò che fa crescere la conoscenza e vicinissimo dunque a Wilde con il suo motto “il segreto della vita è l’arte”. L’artista è servitore dell’opera che compie, ma in un servizio che è espressione di perfetta libertà essendo esso l’adeguamento dell’opera creata all’intelletto creante.
E’ pertanto privilegio degli artisti essere veramente liberi, anche quando paiono costretti.
Il problema di fondo del potere, dell’errata amministrazione pubblica, politica e sociale contemporanea è l’ignoranza.
E’ l’incapacità di utilizzare al meglio, quando non in modo distruttivo, il denaro pubblico affidando il tutto ad architetti incompetenti, a esperti presunti tali e facendo allestire i musei da folli mentecatti.
Oggi il potere non ha più alcun rapporto con la Cultura, e quindi non sapendo più distinguere il bello dal brutto si consente agli incapaci di avvilire le nostre città e il nostro tempo con il frutto della loro ignoranza.
Paradossalmente nel nostro passato, per una popolazione più ignara si producevano cose belle, oggi per una popolazione più ricettiva si produce l’orrore
Questo è il progresso.
"La bellezza salverà il mondo" afferma il principe Miskin nell'Idiota di Dostoevskij.Tra il bello e il bene esiste un legame misterioso e indistruttibile. La bellezza, è un concetto universale al quale è affidato il potere di ricomporre in un'unità armonica il disordine fondamentale della realtà, rendendola capace, così, di rivelare un senso ultimo al di sopra del suo stesso caos. In tal senso l'idea della bellezza per Dostoevskij coinciderebbe con quella di Platone : "Il bello è lo splendore del vero", passando per lo Pseudo Dionigi Aeropagita: "Dio ci concede di partecipare alla sua propria Bellezza”.

 

“Tutto il resto è vanità”

 

 Dalmazio Frau