METAPOLITICA

                                                                                   

La Espada de Perseo. Itinerarios metapolíticos

 

In una situazione di “sospensione” e di “riduzione” in senso soprattutto culturale, filosofico-politico e universitario della parola “metapolitica”, viene a proposito un libro dello studioso italiano trapiantato in Cile Primo Siena che ne rilancia il significato verticale di “metafisica della politica”.

Il libro è intitolato La Espada de Perseo, Itinerarios metapoliticos ed è uscito in lingua spagnola in Cile nel novembre dello scorso anno.

Agli italiani che volessero leggerlo diamo subito una rassicurazione: lo spagnolo di Siena è lo spagnolo di una persona di madrelingua italiana e dunque di facilissima lettura sia nella costruzione che nel linguaggio.

Primo Siena nasce a San Prospero di Modena il 20 novembre 1927. Conseguita l’abilitazione magistrale a Verona (1949), si laurea in Pedagogia nell’antica e prestigiosa università di Padova sotto la guida del celebre filosofo triestino Marino Gentile. Nel 1978 ha accesso al Corpo Direttivo per le scuole italiane all’estero (alle dipendenze del Ministero degli Affari Esteri italiano) e gli viene assegnata l’area dell’America Latina. In questa funzione egli assume servizio nella sede di Santiago del Cile nel 1978, occupando successivamente la sede Lima  in Perù (1981-1987) e nuovamente Santiago del Cile (1988-1992) dove da allora ha preso residenza permanente dedicandosi ad  una libera attività accademica nelle istituzioni universitarie locali.

L’itinerario umano e politico-culturale di Primo Siena è sempre stato un unicum:  dall’esperienza di guerra, come bersagliere volontario nell’esercito della RSI, alla militanza nel MSI,  di ritorno da una dura prigionia nella Jugoslavia titoista. Forse di pochi altri, ieri come oggi, si può testimoniare una simile e tenace coerenza. Coerenza esistenziale e coerenza delle idee; coerenza nel pensiero e coerenza nell’azione. Ed è appunto la coerenza a dare un valore aggiuntivo alle idee di Siena. Idee mai improvvisate o estemporanee, ma lungamente meditate e sofferte. Giacché non c’è acquisizione e conoscenza senza dolore: lacrima mundi. Se ne persuadano quei giovani che si illudono di poter possedere delle idee senza un lunga e intimamente vissuta gestazione. In tal senso Primo Siena è una garanzia per noi e per tutti: leggerlo significa partecipare di questa sua forte e provata idealità.

Aggiungiamo, per chi non ne avesse informazione, che Siena è stato promotore della creazione di tre importanti riviste che noi oggi diremmo “di nicchia”, ma che fecero epoca e scuola per molti giovani di allora: negli anni cinquanta la rivista di “cultura sociale e politica” Cantiere; negli anni a seguire la “rivista di fatti e di idee”, di orientamento  papiniano, Carattere e di cui Siena sarà anche direttore responsabile; e infine, negli anni settanta, insieme a Silvano Panunzio e Giovanni d’Aloe, la Rivista di “studi universali” Metapolitica (1). Da quest’ultima esperienza comincia quello che Siena definirà nel suo libro l’itinerario metapolitico.

All’idea della Metapoltica Primo Siena fu “iniziato” da Silvano Panunzio di cui divenne subito allievo e “discepolo”. Non però un discepolo afflitto dal complesso di inferiorità o peggio con lo speculare ma più nocivo complesso di superiorità e la conseguente smania megalomane di superare il “maestro”. Piuttosto Siena era l’amico che dall’amico Panunzio, considerato più maturo e saggio, sapeva prendere il meglio e di quel meglio farne divisa. Nessuna sudditanza dunque, nessuna subalternità tra i due, che anzi, per chi li conosce bene, sono piuttosto “simmetrici”  e complementari. Complementari, felice caso!, persino nelle sigle dei loro nomi: S.P.- P.S. E tuttavia, Siena da vero cavaliere qual è, ha sempre mantenuto nei confronti del suo quasi coetaneo ma più anziano maestro (tra i due c’è una differenza di soli 9 anni), un atteggiamento di reverente rispetto e di riconoscimento toto corde  del suo superiore magistero. Lo dimostrano le parole poste ad esergo del libro e che recitano così: “Al mio indimenticabile Maestro Silvano Panunzio che, cinquant’anni orsono, con fraterna amicizia e luminosa saggezza dalla soglia del Campidoglio romano, Capitolii Immobile Saxum, mi avviò sull’erto sentiero della metapolitica”.

D’altronde, qui occorre riconoscere che se l’opera di Panunzio è riuscita a varcare i confini dell’Europa occidentale spingendosi nel Nuovo Mondo (in entrambe le Americhe), nell’Europa orientale, in Asia, in Medio oriente e persino nell’immenso e tribolato continente africano, questo lo si deve in buona parte agli scritti in lingua spagnola (lingua ufficiale in 21 nazioni e parlata da più di 400 milioni di persone!) di Primo Siena che da diversi anni circolano su carta e sulla controversa ma a volte utile Rete Internet. Ed è sempre attraverso Siena che l’opera di Panunzio ha incontrato il favore dell’illustre accademico argentino Alberto Buela e attraverso quest’ultimo quello più recente ma di eguale valore, del politologo polacco Giacinto Bartyzel che, a quanto pare, sembra avere più che buone frequentazione con lo spagnolo (2).

Ma torniamo al libro.

Si tratta di una raccolta di scritti elaborati da Siena nell’arco di un quarantennio, diciamo per lo meno a partire dagli anni settanta fino ai giorni nostri. Una silloge che è un cammino per tappe, sedici percorsi in tutto, divisi in quattro Itinerari principali con i seguenti titoli: I) Metapolitica: linee di pensiero; II) Metapolitica e ciclicità storica; III) Metapolitica e cultura del mito; IV) Profili metapolitici del XX secolo.

Siena ha scelto come archetipo mitologico della Metapolitica Perseo. Perseo è in fondo l’equivalente di un San Giorgio o, servata distantia,  di un San Michele Arcangelo, veri patroni della Metapolitica in senso cristiano. Ma perché allora scegliere una figura in fondo “pagana” in luogo di una “cristiana”? Qualche malpensante (e ce ne sono sempre, in tutti gli ambienti) ha tirato in ballo “l’inconfondibile impronta evoliana”, ma in verità la spiegazione sembra essere molto più semplice e non richiede inutili e polemici esercizi di dietrologia: il libro è stampato a cura dell’Istituto Italiano di Cultura di Santiago del Cile (I.C.C.)  e della Università “Gabriela Mistral” (U.G.M.)  e pertanto destinato a un pubblico di lettori non necessariamente “cristiani” e non necessariamente schierati in senso confessionale. Si è dunque optato per un simbolo “laico”, più confacente all’obiettivo primariamente culturale del libro.

Va poi aggiunto che il richiamarsi al Mito da parte dell’Autore è testimonianza di amore e ammirazione per la civiltà classica, greca e romana, i cui aspetti migliori, saranno – e ciò non andrebbe mai dimenticato - provvidenzialmente ereditati dalla Chiesa nascente e in seguito dalla civiltà cristiana nel suo insieme. Tutta o quasi la storia europea è accompagnata da questa passione per la cultura e la civiltà classica: si pensi ai cattolicissimi Dante Alighieri e Giambattista Vico, vere colonne della Metapolitica e a cui Siena dedica due dei suoi ben centrati profili (gli altri sono dedicati a Francesco Petrarca, Marsilio Ficino, Giovanni Pico della Mirandola e Niccolò Machiavelli).

Certo, l’amore per il “mondo antico” sarebbe semplice archeologia se non fosse mosso dall’aspirazione a un sapere unitario e universale. E questa aspirazione al sapere totale avrebbe qualcosa di “luciferino” se non fosse animata dal suo interno dai più alti valori spirituali, da un profondo sentimento religioso e da sincere motivazioni politiche, civiche ed etiche. Se così non fosse, giusta sarebbe la critica generica di antropocentrismo o quella più arguta di “regressione intellettuale” (Guénon) che solitamente i “tradizionalisti” anche cattolici rivolgono al Rinascimento. E se avessero ragione costoro il titolo  di uno dei capitoli del libro di Siena, “Lo splendore del Rinascimento”, sarebbe sbagliato, fuorviante e insomma da riscrivere daccapo e con impostazione diversa e opposta. Ma in errore non è Siena, semmai chi vuole dividere il Medioevo dal Rinascimento, o ridurre la storia a una serie slegata di eventi. Ma questa visione è errata sia storicamente che antropologicamente. Come giustamente fa notare Siena e come già aveva asserito un Giovanni Papini, tra le due epoche c’è continuità e le condizioni economiche, sociali e culturali che consentirono la straordinario fioritura di cultura, arte e  genio del Rinascimento furono premesse nel Medioevo. Non si parli dunque di “cesure epocali” (come fanno i “tradizionalisti”) o di “rottura con la tradizione medievale precedente” (come fanno gli “illuministi” di ieri e di oggi), ma si riconosca che i due momenti storici sono in realtà un indivisibile unicum.

Altro richiamo importante nel libro di Siena è al Simbolo, la chiave che apre il senso nascosto delle cose (clavis ermeneutica), capace assai più del linguaggio di varcare “i limiti della sola ragione” (Kant). Alla scuola di Guénon, Burckhardt, Eliade, Panunzio, Siena sa leggere e aprire orizzonti di significato in vicende soprannaturali altrimenti inesplicabili, come ad esempio l’apparizione della Vergine di Guadalupe al contadino di origine azteca Juan Diego Cuauhtlatoatzin sulla collina del Tepeyac a nord di Città del Messico nel 1531; o sa attualizzare in senso etico,  metafisico e spirituale testi della letteratura favolistica e fantastica come il Pinocchio (1883)  di Collodi o Lord of the Rings (1954), Il Signore degli Anelli  di Tolkien. Al Signore degli Anelli in particolare, vero liber mundi e “opera mondo” come di solito è il genere epico, Siena sembra essere molto affezionato avendogli dedicato più di qualche appassionato studio. La sua interpretazione simbolica della narrazione è del tutto convincente e per nulla forzata (3).  Nel tempo il Nostro si è poi persuaso che questo ricchissimo materiale culturale e letterario, nel quale si afferma una visione etica ed eroica dell’esistenza, ben si presta alla catechesi e alla formazione umana e spirituale soprattutto dei giovani, oggi più ricettivi verso un romanzo di fantasia e di avventura che verso un serioso e pesante tomo di dottrina teologica o di filosofia. Si può anche acconsentire poi all’idea, anche questa documentata, che si tratti di un romanzo iniziatico e cavalleresco con molti punti in comune con il filone romanzesco medievale “della cerca del Graal”.

Per finire richiamiamo l’attenzione su un ultimo centrale aspetto di questo libro, il riferimento costante ai maestri di Siena e che furono anche i suoi “auttori”, per dirla con Vico. Lo scrittore fiorentino Giovanni Papini (1881-1956); il teologo veronese Romano Guardini (1885-1968), incrociato intellettualmente da Siena proprio in quel di Verona nel 1955; lo scrittore e saggista romeno Vintila Horia (1915-1992) frequentato e conosciuto intimamente; il letterato, filologo e politologo argentino Carlos Alberto Disandro. In tutti i casi, anche volendo prescindere dalla idee e dall’indiscutibile genio letterario di questi scrittori, si trattò di persone di vera intelligenza e valore umano. Non semplici intellettuali dunque, ma veri maestri del pensare e del sentire, dell’intelligenza e del cuore, del coraggio e della fedeltà. Uomini insomma come non ne esistono più; cavalieri di una stessa, ideale, Tavola Rotonda.

A questa Tavola siede tra gli altri, poiché tra cavalieri non vi sono “posti d’onore”, anche se nel suo caso è chiaro che si tratta di un “primus inter pares”, il Silvano Panunzio di cui abbiamo già detto e a cui è dedicato l’ultimo e conclusivo capitolo del libro: Silvano Panunzio e l’abc della Metapolitica.

Un grazie particolare a Primo Siena per questo libro che è insieme opera di cultura, testimonianza di fede e avviamento alla Metapolitica verticale.

Aldo La Fata

 

(1) Il primo numero della rivista “Metapolitica” risale al 1976 e fu realizzato grazie alla volontà dei tre intrepidi studiosi citati. In seguito si aggiunsero altre importanti firme, tutte di notevole prestigio culturale. Dal 1990 seguì un periodo di pausa che durò fino al 1998, anno in cui si riprese la pubblicazione con più vigore e con firme nuove ma di provata studiosità e maturità spirituale. La Rivista esce con cadenza quadrimestrale o semestrale e può essere chiesta in omaggio all’indirizzo di chi scrive: Via Bolzoni, 77/79, 00124 Roma.

(2) Alberto Buela, classe 1946, ha trattato ampiamente il tema della metapolitica nel suo saggio Metapolítica y filosofia (Ed. Theoría, Buenos Aires, 2002), mentre il più giovane Jaceck Bartyzel (1956),  politologo e pubblicista d’eccezione, lo ha fatto con più parsimonia ma identico rigore documentale nella sua pagina web http://haggard.w.interia.pl/jb.html

(3) Nessuna forzatura neanche quando ci si sofferma sul simbolismo “cristiano” del libro. Fu infatti lo stesso Tolkien a descrivere Il Signore degli Anelli ad un suo amico, il gesuita padre Robert Murray, come “un’opera fondamentalmente religiosa e cattolica, inconsciamente in un primo momento, ma consciamente durante la revisione”.